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Tecnologia. Intent-defined-network, una nuova architettura per IoT

Alessandro Polli  |  Ottobre 9, 2017

Nel networking c’è sempre una «next big thing», nota Andrew Lerner nel blog aziendale del Gartner Group. La prossima grande cosa sarà molto probabilmente il cosiddetto intent-defined-network, inteso come «un modulo del software gestionale che facilita il processo di pianificazione, disegno e gestione della rete. In alternativa potrebbe essere descritto come un software per la gestione del ciclo vitale dell’infrastruttura di rete».

Qual è il problema concreto che l’intent-defined-network intende risolvere? In primo luogo, quello dell’automatizzazione delle operazioni e delle scelte inerenti ad architettura, configurazione e personalizzazione delle impostazioni della rete. Esigenza sempre più avvertita da quando il numero di periferiche Internet of Things ha iniziato ad aumentare con progressione esponenziale.

Ma che cos’è in concreto un intent-based-network? Lo spiega efficacemente Will Townsend, senior analyst di Moor, società di consulenza strategica, in un articolo pubblicato su Forbes: «il software-defined-networking o SDN è un insieme di oggetti di rete (switch, router, firewall) tutti operanti in modo altamente automatizzato. L’intent-based-networking è caratterizzato dalle stesse funzionalità di un SDN, ma le coniuga con l’intelligenza artificiale».

L’idea di introdurre reti autoconfiguranti, automatizzate e caratterizzate dall’intelligenza artificiale, non è nuova, ma risale ad oltre trent’anni fa. L’elemento nuovo è rappresentato dall’apparizione di switch programmabili tramite API, dalla nascita di tecnologie per la telemetria in tempo reale e di soluzioni di machine learning, che consentono di addestrare il software ad identificare modelli e schemi senza conoscere a priori le regole che ne determinano il comportamento.

In sostanza, spiega Prashanth Shenoy, vicepresidente marketing dell’Enterprise Networking Group di Cisco, intervistato da Antonio Dini di Corcom, l’intent-defined network è una rete in cui si definisce la direzione, mentre il sistema decide quali soluzioni pratiche implementare per raggiungere l’obiettivo prescelto. Si tratta di un livello di astrazione maggiore, che automatizza la configurazione della rete, ormai “software defined”.

Perché solo oggi si avverte l’esigenza di software in grado di configurare una rete in maniera autonoma? Lo spiega Mansour Karam, fondatore e Ceo di Apstra, una delle società leader nel intent-based-networking: «nel settore degli IoT le reti vengono ancora prevalentemente configurate a mano. Adesso, grazie alla disponibilità di API dagli hardware del networking, possiamo finalmente automatizzare le reti perché è possibile la programmabilità degli apparecchi. Adesso è il momento di costruire il software giusto per la gestione delle reti».

Ed è proprio questo il punto. Se le periferiche IoT aumentano esponenzialmente e le connessioni dovessero ancora essere configurate a mano, crescerebbero in maniera vertiginosa anche i costi di gestione della rete. Secondo Shenoy, «è un mercato nuovo che permetterà di ridurre in maniera drastica le spese operative rispetto alle spese di capitale, che oggi sono in un rapporto di 3-4 dollari di spese operative per ogni dollaro di spese di capitale, e aumentare l’agilità».

Fonte: Corcom

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