Dall’AI generativa alla trasparenza: perché oggi è necessario sapere quando un contenuto è creato artificialmente
Immagini generate con l’intelligenza artificiale, video sintetici, voci artificiali, testi prodotti da modelli linguistici: l’adozione dell’AI generativa sta trasformando rapidamente il modo in cui tutti comunicano e producono documenti e gestiscono informazioni, inclusi aziende, enti pubblici e organizzazioni.
Questa evoluzione porta con sé una nuova esigenza, quella di garantire trasparenza sull’origine dei contenuti, perché un cittadino, un cliente o un dipendente possa essere messo in condizione di comprendere se sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale o se un contenuto che sta visualizzando è stato generato o modificato artificialmente.
Proprio su questo principio si fonda il nuovo quadro normativo europeo introdotto dall’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), che introduce specifici obblighi di trasparenza per determinati utilizzi dell’intelligenza artificiale. (EUR-Lex)
Qual è la normativa di riferimento sull’etichettatura dei contenuti AI?
Il riferimento principale è il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), entrato in vigore il 1° agosto 2024 e applicato progressivamente secondo un calendario definito dall’Unione Europea. (European Commission)
In particolare, l’articolo 50 dell’AI Act introduce gli obblighi di trasparenza per alcuni sistemi di intelligenza artificiale.
La normativa prevede che:
- gli utenti siano informati quando stanno interagendo direttamente con un sistema di AI, salvo che ciò sia evidente;
- i contenuti generati o manipolati artificialmente, come immagini, audio, video o testi sintetici, siano identificabili come prodotti tramite AI;
- i contenuti che possono generare confusione sulla loro autenticità, come i deepfake, siano chiaramente segnalati. (AI Act Service Desk)
L’obiettivo non è limitare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma creare un ecosistema digitale più affidabile, dove tecnologia e responsabilità procedano insieme.
Chi deve adeguarsi agli obblighi di etichettatura AI?
Gli obblighi non riguardano esclusivamente chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale ma coinvolgono anche chi utilizza strumenti AI per creare o distribuire contenuti.
Devono quindi valutare il proprio livello di conformità:
- Aziende private
Sono coinvolte tutte le organizzazioni che utilizzano AI generativa per:
• campagne marketing e comunicazione;
• produzione di immagini, video o materiali commerciali;
• chatbot e assistenti virtuali;
• contenuti pubblicati online;
• documentazione destinata a clienti o stakeholder. - Pubbliche amministrazioni
Gli enti pubblici devono prestare particolare attenzione perché utilizzano spesso contenuti destinati ai cittadini:
• comunicazioni istituzionali;
• campagne informative;
• portali web;
• servizi digitali;
• assistenti conversazionali.
La trasparenza diventa un elemento fondamentale per preservare il rapporto fiduciario tra amministrazione e cittadini. - Fornitori tecnologici e software house
Chi sviluppa o integra sistemi AI deve garantire strumenti e modalità tecniche che consentano la corretta identificazione dei contenuti generati artificialmente. (AI Act Service Desk)
Quali contenuti devono essere etichettati?
Non ogni utilizzo dell’AI richiede necessariamente un’etichettatura.
Sono principalmente interessati:
- Immagini generate artificialmente
Esempio:
• immagini pubblicitarie create con AI;
• fotografie sintetiche;
• persone o ambientazioni generate digitalmente. - Video e contenuti audio sintetici
Esempio:
• avatar digitali;
• video con persone artificiali;
• cloni vocali;
• contenuti deepfake. - Testi generati dall’AI destinati al pubblico
Ad esempio:
• comunicati;
• articoli informativi;
• contenuti istituzionali;
• materiale divulgativo su temi di interesse pubblico.La valutazione deve considerare sempre il contesto, la finalità del contenuto e il livello di intervento umano.
Cosa rischia chi non si adegua?
La mancata conformità all’AI Act può comportare conseguenze significative.
Le sanzioni previste dal regolamento europeo possono arrivare fino a importi molto rilevanti, parametrati alla gravità della violazione e, in alcuni casi, al fatturato mondiale dell’organizzazione coinvolta. (EUR-Lex)
Ma, oltre alla componente economica, esistono altri rischi:
Rischio normativo
Mancata conformità agli obblighi europei e possibili interventi delle autorità competenti.
Rischio reputazionale
Un contenuto generato artificialmente e non dichiarato può compromettere la fiducia di clienti, cittadini e partner.
Rischio operativo
Assenza di processi interni chiari per governare l’utilizzo dell’AI.
Rischio di sicurezza
L’utilizzo non controllato di strumenti generativi può favorire diffusione di informazioni errate, manipolazioni o utilizzo improprio dei dati.
Come Prisma può supportare aziende ed enti nell’adeguamento AI
Adeguarsi alla normativa sull’intelligenza artificiale non significa semplicemente aggiungere un’etichetta ai contenuti ma serve costruire un modello di governance capace di integrare tecnologia, processi e responsabilità.
Prisma supporta organizzazioni pubbliche e private attraverso un percorso strutturato:
AI Assessment
Analisi degli strumenti AI utilizzati, dei processi coinvolti e dei rischi associati.
AI Governance Framework
Definizione di:
• policy interne;
• ruoli e responsabilità;
• procedure operative;
• criteri di approvazione dei contenuti.
Classificazione e inventario dei sistemi AI
Mappatura degli strumenti utilizzati dall’organizzazione per individuare obblighi e priorità.
Supporto tecnico all’etichettatura
Implementazione di meccanismi per rendere riconoscibili i contenuti generati artificialmente.
Formazione e awareness
Percorsi dedicati a dipendenti, manager e pubbliche amministrazioni per un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale.