Di recente OpenAI ha annunciato ufficialmente l’introduzione di annunci pubblicitari su ChatGPT, segnando una svolta significativa nel modello di fruizione e monetizzazione del principale servizio di intelligenza artificiale conversazionale. In questo articolo analizziamo la situazione attuale, le novità in arrivo, e le implicazioni tecniche e psicologiche di questa decisione.
Situazione attuale: cosa sta per accadere?
OpenAI ha dichiarato che nelle prossime settimane inizierà una fase di test con annunci pubblicitari negli Stati Uniti per utenti dei piani Free e Go (versione economica a basso costo); gli abbonamenti Plus, Pro, Business ed Enterprise resteranno ad-free.
Gli annunci pubblicitari non sono ancora attivi, ma verranno visualizzati in basso alle risposte del chatbot, saranno etichettati chiaramente, e non influenzeranno direttamente il contenuto delle risposte fornite da ChatGPT.
Quali sono le implicazioni di questa decisione in termini di privacy e controllo utente?
OpenAI ha specificato che le conversazioni con l’utente non saranno condivise con inserzionisti, gli utenti potranno disattivare la personalizzazione degli annunci o cancellare i dati utilizzati per la pubblicità e gli annunci non saranno mostrati per utenti sotto i 18 anni né vicino a tematiche considerate sensibili (es. salute, salute mentale, politica).
Ma perché OpenAI ha deciso di affidarsi agli ADV?
In passato, il CEO Sam Altman si era dichiarato scettico sull’integrazione di pubblicità in ChatGPT, definendola una “ultima risorsa” e avvertendo dei rischi di compromissione della fiducia nella risposta del modello.
La decisione di testare annunci, anche se separati dalle risposte, rappresenta quindi un cambio di strategia rispetto alla cultura originaria di OpenAI, che ha fino ad oggi puntato su abbonamenti e controllo qualitativo del servizio.
Secondo OpenAI, l’introduzione di ads ha due principali obiettivi. Prima di tutto, e forse quasi ovvio, supportare l’accesso libero o a basso costo a ChatGPT, ciò permetterebbe di ampliare la disponibilità di risorse AI senza ricorrere esclusivamente a piani a pagamento; inoltre, una mossa di questo tipo porterebbe sicuramente dei contributi mirati alla sostenibilità economica di un’infrastruttura AI, che è effettivamente molto costosa da mantenere.
Quali sono gli aspetti tecnici della pubblicità in ChatGPT?
Dal punto di vista tecnico, gli annunci non verranno incorporati direttamente nei contenuti generati dall’AI (ad es., non “mescolati” alle risposte) ma appariranno in una sezione distinta, simile ai risultati sponsorizzati nei motori di ricerca ma progettati per il formato conversazionale e saranno contestuali alla conversazione ma non basati sulla lettura delle specifiche conversazioni.
OpenAI ha, inoltre, delineato una serie di principi per gestire gli annunci, inclusa la trasparenza sul motivo per cui un annuncio viene mostrato e la possibilità per l’utente di fornire feedback o disattivare la personalizzazione stessa.
Questo approccio prevede un livello di controllo utente superiore a quanto comunemente visto nelle tecnologie di advertising digitale, che spesso si basano su tracciamento profondo e dati di terze parti.
Quali sono invece le implicazioni psicologiche dell’inserimento della pubblicità?
L’introduzione di annunci pubblicitari in un contesto tipicamente percepito come neutrale, privato e affidabile come ChatGPT solleva considerazioni psicologiche importanti.
Prima di tutto è una questione di fiducia e percezione di utilità, ChatGPT, infatti, è stato costruito e percepito come strumento di conoscenza e assistenza neutrale. L’aggiunta di pubblicità, anche se separata, potrebbe chiaramente modificare la percezione di imparzialità dell’assistente o generare un senso di “contaminazione commerciale” dell’esperienza utente.
Anche annunci chiaramente etichettati possono essere mentalmente associati ad un contenuto più orientato alla vendita che all’informazione, con potenziali effetti sul livello di fiducia percepita.
Secondo studi accademici sulla pubblicità in AI, gli utenti tendono a percepire gli annunci integrati nei modelli di linguaggio come meno affidabili e più manipolativi rispetto ai contenuti non sponsorizzati.
A questo si aggiunge il potenziale aumento del sovraccarico cognitivo: il cervello umano deve costantemente separare contenuto obiettivo da contenuto commerciale aumentando la fatica mentale ed esponendo l’utente al rischio di riduzione della sua capacità di concentrazione.
Gli annunci, anche se innocui, agiscono da stimoli esterni in un’esperienza progettata per essere lineare e focalizzata, con possibili effetti negativi sulla qualità percepita del dialogo.
Ma non finisce qui. L’inserimento di advertising in una tecnologia di AI può alimentare la normalizzazione della monetizzazione in tutti i contesti informativi: dagli strumenti tradizionali di ricerca web alle piattaforme di assistenza personale AI. Questo fenomeno può portare a una percezione diffusa per cui ogni esperienza digitale gratuita sia inevitabilmente commerciale, riducendo l’aspettativa di neutralità informativa.
Cosa ci si aspetta in futuro?
Gli utenti che desiderano un’esperienza senza ads potranno mantenere o sottoscrivere piani a pagamento, preservando la privacy attraverso le funzionalità chiave per il controllo sulla personalizzazione degli annunci e la cancellazione dei dati usati per gli ads.
L’introduzione di annunci in ChatGPT apre, parallelamente, un nuovo canale pubblicitario di grande scala, con potenzialità economiche estremamente elevate (analisti prevedono miliardi di dollari in entrate pubblicitarie entro il 2030), posizionando ChatGPT in concorrenza più diretta con altri modelli AI orientati alla monetizzazione attraverso advertising, tra cui soluzioni integrate di grandi ecosistemi digitali.